(ASCA) - Roma, 1 ago - Presentato oggi il Patto per l'Europa,
l'Italia e l'euro sottoscritto da Abi, Ania, Alleanza
Cooperative, Confindustria, Rete Imprese Italia.
Tre gli obiettivi da raggiungere: ''Riaffermare con la
forza e la concretezza delle azioni che, come sottolineato
dal presidente della Bce, Mario Draghi, l'euro e' un processo
irreversibile e una moneta forte che sara' difesa ad ogni
costo; rilanciare la crescita in Italia e in Europa
attraverso politiche coerenti e coordinate; rafforzare ancor
di piu' la credibilita' dell'Italia in Europa''.
Un canovaccio che si snoda partendo dalle necessita'
europee: procedere decisi verso una vera Unione politica e
fiscale; rendere operativo lo scudo anti-spread con licenza
bancaria attribuita al Meccanismo europeo di stabilita'
(fondo permanente salva stati'); prevedere una garanzia
mutualistica su una determinata percentuale del debito
pubblico esistente, affinche' si aumenti la sostenibilita'
delle finanze pubbliche dei singoli stati; realizzare
tempestivamente l'Unione bancaria armonizzando le regole
(Basilea 3); la definizione di uno schema di garanzia europea
sui depositi bancari.
Dal lato del mercato unico europeo, le associazioni delle
imprese ritengono necessario definire una politica economica
e industriale europea maggiormente concordata tra i vari
ministri delle attivita' produttive e tra associazioni di
categoria e Commissari europei competenti; definire i
possibili contorni di una deroga (''Golden rule'') al Patto
di stabilita' e crescita, per stimolare la realizzazione di
investimenti strategici a livelli europeo; favorire gli
investimenti in ricerca e Innovazione delle imprese;
implementare un piano pluriennale europeo di infrastrutture,
anche grazie all'ausilio dei project bonds e degli
investimenti della Bei, favorire un pieno ed efficace
utilizzo delle risorse che il Bilancio dell'Unione; definire
una politica energetica europea di lunga durata che
garantisca prezzi sostenibili e sicurezza degli
approvvigionamenti.
Compiti anche per l'Italia, a partire della azioni sul
bilancio pubblico attraverso un controllo dei flussi di spesa
e riduzione strutturale di quella corrente; riduzione entro
il 2015 di 9 punti del rapporto debito/pil dismettendo e
valorizzando asset pubblici; ridisegnare il perimetro di
azione dello Stato e della Pubblica amministrazione
nell'economia e nel sistema del welfare, rafforzamento della
lotta all'evasione fiscale e abbandono di ipotesi di
ulteriori insaprimenti fiscali che avrebbero carattere
recessivo.
Sul fronte della crescita servono politiche a favore
dell'innovazione. Si dovra' poi ''aumentare la produttivita'
di tutti i fattori, ridurre il cuneo fiscale e contributivo,
collegare strettamente incrementi retributivi e incrementi di
produttivita' rafforzando e rendendo strutturale la
detassazione delle erogazioni per premi e straordinari''.
Vanno poi rimossi gli ostacoli alla crescita e alla
concorrenza accelerando liberalizzazioni e semplificazioni
anche per liberare le imprese dal soffocante abbraccio della
burocrazia della Pubblica amministrazione, ''partendo dalla
revisione delle regole, complesse, contraddittorie e incerte,
uniformandole agli standard europei''.
Occorre anche ''delineare un programma nazionale delle
infrastrutture piu' strettamente collegato alla
pianificazione infrastrutturale europea e piu' attento alle
esigenze locali di integrazione con le reti nazionali e
internazionali''. Una robusta accelerazione nell'utilizzo dei
fondi strutturali europei, ed una loro eventuale
riprogrammazione, possono mettere a disposizione di tali
politiche parte delle risorse necessarie.
Ma le associazioni delle imprese hanno anche chiesto ''una
riforma condivisa del sistema elettorale'' e posto l'accento
sulla necessita' che qualsiasi governo esca dalla
competizione elettorale non potra' sottrarsi a proseguire il
percorso di risanamento e riforme intrapreso dall'attuale
esecutivo.
red/men/mau
