
(ASCA) - Roma, 7 feb - Hanno bruciato una bandiera tedesca,
trascinato il Paese nella morsa di un nuovo sciopero
generale. I greci tornano in piazza per protestare contro le
nuove misure di austerity che il governo di Atene studiera'
nei prossimi giorni. Perche', secondo indiscrezioni, sarebbe
gia' stato raggiunto l'accordo con i rappresentanti della
troika (Fmi, Ue e Bce), al fine di ottenere un altro piano di
aiuti internazionali. E per Atene l'intesa si tradurrebbe in
una nuova ondata di licenziamenti.
Secondo una prima stima circa 15mila dipendenti pubblici
perderanno il lavoro entro il 2015; i salari minimi subiranno
un forte abbassamento e nuove misure di rigore richieste
dall'Europa verrano introdotte dal premier ad interim Lucas
Papademos per scongiurare il default.
Ecco perche' oggi i maggiori sindacati ellenici, la Gsee
(che raggruppa i lavoratori del settore privato), l'Adedy
(che rappresenta i dipendenti del settore pubblico) e il Pame
(vicino al partito Comunista) hanno proclamato un nuovo
sciopero generale. Tre i cortei ad Atene: chiusi uffici
pubblici, scuole, tribunali, banche e le sedi delle Autonomie
locali. Fermi traghetti, navi e mezzi pubblici. Ridotto al
minimo indispensabile il personale ospedaliero.
I lievi tafferugli registrati in piazza Syntagma, nel
cuore della capitale, non sono certo il segno della
rassegnazione, al contrario. Migliaia di manifestanti hanno
sfidato la pioggia fino a tardo pomeriggio. C'e' stata la
consueta marcia del Pame, fino al Parlamento, iniziata
stamani alle 11 con il raduno degli aderenti in Piazza
Omonoia. Poco prima a scandire slogan sono stati i
dimostranti di Gsee e di Adedy, i due maggiori sindacati del
Paese. Solo in quel frangente la polizia, in assetto
antisommossa, ha fatto uso di lacrimogeni per respingere ila
folla, che dopo aver gia' dato alle fiamme una bandiera
tedesca stava per fare altrettanto con un vessillo con la
svastica nazista.
La Grecia sta rapidamente esaurendo il tempo a
disposizione per concordare una nuova azione di bilancio e il
pressing europeo e' sempre piu' determinante. I segnali di
impazienza sono molti. Se uscisse dall'area euro come se ne
uscisse qualche paese ''non morirebbe nessuno'', ha affermato
oggi il commissario europeo alle nuove tecnologie, Neelie
Kroes, al quotidiano olandese De Volkskrant. Pronta la
replica del presidente della Commissione Ue, Jose Manuel
Barroso: ''Vogliamo la Grecia nella zona euro''.
Alla popolazione, intanto, non resta che aspettare: al
pari passo degli attesissimi appuntamenti internazionali i
greci non si arrendono e mostrano striscioni chiari,
inequivocabili: ''No ai licenziamenti del settore
pubblico!'', ''No al taglio del salario minimo!''.
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