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Lavoro: Bersani, divisione sindacati non ha portato a nulla (2 Update)

Lavoro: Bersani, divisione sindacati non ha portato a nulla (2 Update)

03 Gennaio 2012 - 17:49

+++Col governo non si tratta solo di sentire opinioni ma si tratta di organizzare uno sforzo comune per un cambiamento e per salvare l'Italia+++.

(ASCA) - Roma, 3 gen - ''Veniamo da una esperienza di divisione nel mondo del lavoro che non ha portato a nulla''.

Lo ha detto il segretario del Pd Pier Luigi Bersani intervistato da Sky Tg24 auspicando che le parti sociali ritrovino quell'unita' realizzata nell'accordo del 28 giugno scorso e ''proseguire quindi su questa strada''.

Per quanto riguarda la questione degli incontri bilaterali o tutti assieme delle parti sociali, in particolare dei sindacati, con il govwerno Bersani ha detto: ''Spero proprio che questioni di metodo non impediscano di affrontare la sostanza. Questa questione del formato degli incontri va risolta col buon senso, senza creare pregiudiziali e di vivisioni in premessa. Bisogna riuscire ad affrontare le questioni. Questioni che sono il lavoro che cala, una recessione, portare soccorso a chi perde il lavoro ma anche per il lavoro che manca. C'e' poi da prevedere un sistema di soccorso a chi il lavoro non ce l'ha e aiutarlo ad averlo. E' il grande tema della precarieta', di una flessibilita' diventata precarieta' per una fascia enorme di giovani: dobbiamo assolutamente porre un rimedio. E' ora di affrontare la questione diopo anni che e' stata ampiamente inevasa''.

Alla domanda se il governo Monti si muova verso la concertazione o invece verso incontri bilaterali, Bersani ha risposto: ''Non ho ancora capito bene il nodo della questione. Si vuole incontrare separatamente le parti sociali, intendendo i sindacati, gli industriali, il terziario... A me, anche dal punto di vista della semplicita' dell'approccio mi parrebbe che convenga seguire le cose piu' semplici e immediate. L'accordo del 28 giugno e' stato fatto con tutte le parti sociali. Si parta come si vuole ma si deve arrivare li'. E ci si deve arrivare con un dialogo che lasci poi spazio alle decisioni del governo. Bisogna fare in modo che tutti gli apporti vengano riconosciuti e che tutte le disponibilita' vengano accertate. Qui non si tratta solo di sentire delle opinioni, si tratta di organizzare uno sforzo comune, cioe' mettere al centro la coesione di questo Paese, mentre si propone il cambiamento: cambiamento e coesione sono due cose che sembrano diverse ma che devono andare assieme se vogliamo davvero salvare l'Italia. E qui ognuno deve prendersi le sue responsabilita': governo, parti sociali e forze politiche in parlamento''.

Alla domanda se gli incontri bilaterali possano servire a smorzare i toni quelli 'troppo forti della Cgil', Bersani ha fatto osservare che ''bisogna che tutti siano coscienti da quale esperienza veniamo: veniamo da una esperienza di divisione del mondo del lavoro che non ha portato a nulla.

Poi col 28 giugno abbiamo raggiunto un punto di coesione e di equilibrio. Voglio credere che ne' il governo ne' le parti sociali vogliano rompere quel punto di coesione, senno' invece di andare avanti andremmo indietro''.

Quanto alla possibilita' di un tavolo a cui siedano tutte le sigle del sindacato insieme al governo, Bersani ha aggiunto: ''Un tavolo che sia in forme tali, nella sua articolazione, nel suo esito, che possa essere riconosciuto da tutti quelli che devono partecipare. Mi pare una cosa elementare e ovvia sulla qualo'e credo che il governo debba impegnarsi''.

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