(ASCA) - Roma, 3 feb - Il superiore dei lefebvriani, mons.
Bernard Fellay, ha detto ieri durante un'omelia tenuta nel
seminario tradizionalista San Tommaso d'Aquino a Winona,
Minnesota, negli Stati Uniti, che la Societa' Sacerdotale San
Pio X ''e' obbligata a dire no'' alla proposta di
riconciliazione arrivata dal Vaticano. L'omelia e' stata
pubblicata sul sito del seminario.
Mons. Fellay spiega ai suoi confratelli che la Santa Sede
''ha accettato tutte le nostre richieste'' dal punto di vista
organizzativo e pratico, migliorando l'offerta fatta il 14
settembre scorso, ma che rimane ancora una distanza profonda
dal punto di vista dottrinale. La Pontificia Commissione
Ecclesia Dei, incaricata dei rapporti con i gruppi
tradizionalisti, secondo Fellay, chiede ai lefebvriani di
accettare che ''i punti controversi del Concilio (Vaticano
II, ndr) - punti ambigui, su cui c'e' contrasto - come
l'ecumenismo e la liberta' religiosa, devono essere letti in
coerenza con la dottrina perpetua della Chiesa. Se quindi
c'e' qualcosa di ambiguo nel Concilio, dovete leggerlo come
la Chiesa l'ha sempre insegnato nel corso della storia''.
Il problema, per il superiore lefebvriano, e' che come
esempio di continuita' tra la dottrina tradizionale della
Chiesa e gli insegnamenti del Concilio il Vaticano presenta
proprio le questioni dell'ecumenismo e della liberta'
religiosa ''cosi' come vengono intepretati dal Catechismo
della Chiesa cattolica, che sono esattamente i punti che non
rimproveriamo al Concilio''.
''Penso che non ci potrebbe piu' confusione di cosi''',
commenta il leader tradizionalista, che ironizza sul fatto
che le parole ''tradizione'' e ''coerenza'' abbiano un
significato per la gerarchia cattolica rispetto a quello loro
attribuito da lefebvriani. ''E' per questo - tira le somme
Fellay - che siamo obbligati a dire. Non firmeremo. Siamo
d'accordo sul principio ma vediamo che le conclusioni sono
opposte''.
La risposta lefebvriana e' gia' stata inviata a Roma ed e'
ora all'esame della Commissione Ecclesia Dei: ''Ci stanno
ancora riflettendo, il che vuol dire che probabilmente sono
imbarazzati'', commenta il superiore tradizionalista.
''Abbiamo detto loro molto chiaramente - conclude - se ci
accettate cosi' come siamo, senza cambiamenti, senza
costringerci ad accettare queste cose, siamo pronte. Ma se
volete farci accettare queste cose, allora non lo siamo''.
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