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Salute: Microbiologi, combattere con piu' impegno rosolia congenita

08 Febbraio 2012 - 16:20


(ASCA) - Roma, 8 feb - ''La rosolia congenita non e' una malattia superata e, per evitare la grave patologia che si manifesta con ritardo psicomotorio, cecita', sordita' e talvolta cardiopatie congenite, e' necessario sollecitare la vaccinazione delle donne''. Cosi' Tiziana Lazzarotto, esponente dell'Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani (AMCLI) e Professore Associato UO di Microbiologia Policlinico S. Orsola Malpighi (Bologna), a margine del Congresso Internazionale ''Progress Toward Rubella Elimination and CRS Prevention in Europe'', a Roma. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanita' (OMS), se una donna contrae la rosolia nelle prime 12 settimane di gravidanza ha un 90% di probabilita' di trasmettere il virus al feto e un 50% di probabilita' che il feto manifesti la rosolia congenita (CRS). I dati dicono che, nell'emisfero occidentale e durante periodi non epidemici, circa 20.000 bambini ogni anno nascono affetti da CRS. In Italia, secondo studi epidemiologici aggiornati, fra il 2005 e il 2008 si sono verificati 110 casi di rosolia in gravidanza e 5 feti hanno contratto la CRS. Il Ministero della Salute italiano ha per questo approvato il Piano Nazionale per l'eliminazione del morbillo e della rosolia congenita (PNEMoRc) 2010-2015, con l'obiettivo di eliminare i casi di rosolia endemica e ridurre l'incidenza dei casi di rosolia congenita. Il vaccino e' lo strumento piu' efficace per evitare di contrarre l'infezione da rosolia. E i microbiologi raccomandano fortemente la profilassi per la sua quasi totale efficacia nel prevenire la trasmissione materno-fetale del virus.Ma allo stesso tempo chiedono maggiore attenzione della comunita' scientifica e delle forze politiche su questo scottante problema di salute pubblica. ''Se una donna scopre di non avere anticorpi contro la rosolia e sa di non aver effettuato la vaccinazione in eta' infantile, dovrebbe richiederla prima di programmare una gravidanza - sostiene Lazzarotto -. Se invece e' gia' in gravidanza e non ha effettuato o non ricorda di aver effettuato la vaccinazione, deve sottoporsi ai test di screening entro le prime settimane di gestazione, presso i laboratori di Microbiologia. Se tutti gli esami di laboratorio e strumentali condotti durante la diagnosi prenatale sono negativi, la diagnosi/prognosi fetale e' molto favorevole. La donna puo' quindi proseguire con maggiore serenita' la gravidanza''. res/mpd


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