(ASCA) - Roma, 8 feb - Nella sclerosi multipla si rilevano ritardi nella diagnosi, scarsa disponibilita' di terapie non farmacologiche, servizi socio-assistenziali da potenziare e il 60 per cento dei malati sono a rischio di isolamento sociale. Son questi alcuni dei principali risultati del primo anno di lavoro del progetto pluriennale 'Centralita' della persona e della famiglia: realta' o obiettivo da raggiungere?' promosso dalla Fondazione Cesare Serono e dal Censis, presentati oggi a Roma a Palazzo Marini. Secondo la ricerca il 48,7 per cento dei malati si e' rivolto a diversi medici prima di arrivare alla diagnosi corretta, il 40,1 per cento ha avuto difficolta' a convincere il medico dei propri sintomi, il 29,5 per cento ha ricevuto trattamenti per una patologia diversa. La terapia farmacologica e' centrale, sebbene non siano ancora noti medicinali in grado di determinare una guarigione definitiva. Ma un ruolo comunque importante e' ricoperto dalle terapie non farmacologiche. La ricerca mette in luce che la sclerosi multipla colpisce le persone adulte, quando sono nel pieno della vita attiva e circa la meta' dei malati riferisce che la malattia ha causato un cambiamento in negativo della loro vita lavorativa, ma l'impatto della malattia permea anche la vita sociale ed emotiva delle persone che ne sono colpite. Per quanto riguarda i servizi sanitari, tra quelli considerati piu' utili i centri clinici per la sclerosi multipla (52,7 per cento), i farmaci gratuiti (31,1 per cento) e le visite specialistiche ambulatoriali (29,4 per cento). Infine, un piccolo quadro delle persone con autismo, per le quali il percorso che porta alla diagnosi e' spesso lungo e complesso. In circa l'80 per cento dei casi i primi sospetti sono stati formulati dalle madri, perlopiu' nel corso del secondo anno di vita del bambino (41,2 per cento). La quota piu' ampia del campione di famiglie ha dovuto attendere tra 1 e 3 anni per ottenere la diagnosi, il 13,5 per cento addirittura piu' di 3 anni. res/
